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Scritto da 150 Strade   
lunedì 09 marzo 2009

 

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Presentato giovedi 28 Maggio 2009 il libro di poesie di Antonio Scardino "Liberando le gomene"

COMUNICATO STAMPA DEL 3 GIUGNO 2009

 Giovedì 28 maggio 2009 si è chiuso il ciclo di incontri “Quelli che... scrivono” organizzato dalla Biblioteca “Augusto Tersenghi” di Velletri in collaborazione con il “Club Letterario 150strade”.

Leonardo Ciocca della Biblioteca e Pasquale Larotonda di “150 strade” hanno presentato il libro di poesie Liberando le gomene (edizioni LietoColle) di Antonio Scardino, dialogando anche con l'autore e con il pubblico intervenuto.

Dall'incontro è emerso il carattere di profondo scavo delle poesie del 41enne scrittore romano Antonio Scardino, giunto già alla terza pubblicazione dopo i racconti della raccolta Via Pian Due Torri, edizioni Il Filo, e il romanzo Evo, edizioni AndeaOppure (informazioni sull'autore e le sue opere, anche pittoriche, potrete trovarle sul sito www.antonioscardino.com).

La raccolta Liberando le gomene è divisa in due parti, la prima dal titolo Asfodeli di dentro racconta di un percorso doloroso di graduale azzeramento, di ricerca del silenzio, di sviluppo delle facoltà percettive e osservative dell'io. In sostanza di una presa di coscienza e di consapevolezza dell'Io. Con la seconda parte, dal titolo Liberando le gomene, l'autore sembra raggiungere una sua sofferta identità che gli permette di indirizzare i suoi sforzi filosofici, artistici ed esistenziali verso la liberazione, verso la riconquista di energia e vitalità che sarebbero precluse senza le tappe di cui il libro è sofferta e chiara testimonianza. La scrittura poetica di Antonio Scardino predilige un linguaggio ermetico, asciutto, concentrato al massimo.

Sono state lette alcune delle più significative liriche della raccolta. Tra queste ricordiamo nella prima sezione “Posso”, dove il poeta finisce per riannodare  i pezzi sparsi di se stesso arrivando alla rivelazione finale (graficamente aperta, con le parole disseminate in disordine, o “altro ordine”, a fine pagina): “io vivo qui ora”. Tra le poesie lette della seconda sezione c'è “Giulipetta”, filastrocca serrata sul senso dell'amore, “Liberation”, in cui l'autore elogia il disordine come unico orizzonte e momento creativo e libertario oltre che liberatorio; infine “L'impeto dei bambini”, che chiude il libro, dove lo scrittore, una volta trovato il silenzio e la contemplazione, osserva quella che definisce “l'unica legge”: l'impeto dei bambini, che saltano d'un fiato la muraglia.

 Lo scrittore, con passione, ha svelato ai presenti molti dei “segreti” dei suoi testi e della sua poetica, accettando con non comune disponibilità e umiltà un dialogo serrato e franco con il pubblico e gli organizzatori. Le persone presenti hanno mostrato di gradire il tono seminariale, laboratoriale dell'incontro, tutti, infatti, hanno potuto esprimere il loro pensiero sulle poesie, partecipando attivamente, approfittando anche della presenza dell'autore, ad un profondo lavoro sul senso della scrittura e più in generale, dell'arte.  

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Presentato il 14 Maggio 2009 il romanzo "Sterile come il tuo amore" di Simone Consorti

 Giovedì 14 maggio si è tenuto presso la Biblioteca “Augusto Tersenghi” di Velletri il quarto e penultimo incontro del ciclo “Quelli che... scrivono”. L'incontro con lo scrittore romano Simone Consorti, organizzato dalla Biblioteca e dal “Club Letterario 150 strade”, ha riguardato il suo romanzo Sterile come il tuo amore (Besa editrice, 2008).

Lo scrittore ha pubblicato altri due romanzi:L’ uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’ (Baldini e Castoldi, 1999) con cui ha vinto il premio Linus e In fuga dalla scuola e verso il mondo (Hacca, 2009) da poco uscito nelle librerie.

La presentazione, condotta da Leonardo Ciocca della Biblioteca e da Pasquale Larotonda per il Club 150 strade, ha evidenziato l'originalità del romanzo presentato e la sua efficacia stilistica.

Il libro infatti riesce a parlare, con tono ironico ma mai cinico, di temi difficili e molto delicati quali quello della procreazione assistita e, in generale, dei vizi e delle virtù della generazione dei trentenni di oggi.

Dall'opera sono stati letti  brani che hanno evidenziato alcuni dei momenti salienti del testo: il divertente e amaro colloquio del protagonista maschile Francesco con uno psicologo, lo scambio di battute tra Francesco e Giorgia, la sua compagna, sulla volontà o meno di avere figli.

Il colloquio tra l'autore e le persone intervenute all'incontro  ha evidenziato il carattere di Francesco, continuamente dubbioso, problematico, trascinato quasi a forza dalla personalità di Giorgia, energica e pragmatica, ma anche conformista, nell'avventura del divenire genitori. E' stato interessante sottolineare come i punti di vista dei due protagonisti sia riportato in modo diretto, dato che si alternano capitoli e paragrafi scritti da “Lui” e da “Lei”. Tale accorgimento rende più obiettivo il testo e mette in evidenza con più efficacia ed ironia i difetti dell'uno e dell'altro personaggio. Altra scelta interessante operata da Simone Consorti è stata quella di organizzare le quattro parti in cui è diviso il libro con una cronologia invertita, ovvero la parte più recente della storia è all'inizio e quella più lontana è alla fine. Per lo scrittore l'idea di invertire l'ordine della narrazione serviva a ribadire che in questa storia d'amore niente realmente evolve ma tutto resta, o quasi, nella situazione di partenza.

Per quanto riguarda la parte dell'incontro dedicata in generale alla scrittura, Simone Consorti ha parlato del rapporto tra autobiografia e creazione letteraria, rivendicando il suo abbondante  ricorso a materiale biografici per il fatto, tra gli altri, che si parla meglio di cose che si conoscono bene. L'ironia della sua scrittura nasce anche dalla necessaria presa di distanza da tali elementi personali che arricchiscono i suoi testi narrativi.

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Giovedì 29 maggio 2009 alle ore 17,00 si terrà presso la Biblioteca “Augusto Tersenghi” di Velletri l'ultimo incontro del ciclo “Quelli che... scrivono”. La manifestazione, organizzata dalla Biblioteca stessa e dal Club Letterario 150 strade, avrà per oggetto il libro di poesie dello scrittore romano Antonio Scardino Liberando le gomene, edito da LietoColle.

 Le poesie di Antonio Scardino (che ha già pubblicato un romanzo dal titolo Evo e un raccolta di racconti dal titolo Via Pian Due Torri) sono il risultato di una intensa, spietata ed essenziale ricerca interiore. Ne risulta un tono evocativo, ermetico, espresso da un lessico asciutto e ricercato. La lettura di Liberando le gomene risulta un percorso non facile ma coinvolgente, data la carica introspettiva e problematica che lo pervade, e liberatorio, grazie alla forza catartica e purificatrice dell'arte di cui è intriso. Come a tutti gli incontri precedenti sarà presente l'autore, che sarà a disposizione del pubblico per far conoscere meglio il “laboratorio” della sua scrittura, come arriva alla stesura finale delle sue opere a partire dalla prima ispirazione.

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 Presentato il 7 Maggio 2009 il libro di poesie "Rime d'Amori" di Marilla Favale

Giovedì 7 maggio 2009 si è svolto presso la Biblioteca “Augusto Tersenghi” di Velletri la presentazione del libro di poesie Rime d'amori (Edizione Sovera) della scrittrice Marilla Favale. L'incontro era il terzo del ciclo “Quelli che... scrivono”, organizzato dalla Biblioteca stessa e dal “Club Letterario 150 strade”

La presentazione è stata curata da Leonardo Ciocca della Biblioteca e  da Pasquale Larotonda per “150 strade”. Durante l'incontro è emersa la densità del libro di Marilla Favale, un libro scritto con levità, pur trattando temi profondi come l'amore, la morte, la memoria. E' emerso anche un atteggiamento profondamente contemplativo della scrittrice, alla ricerca del silenzio e del vuoto, ricerca necessaria per poter far emergere la sensibilità, l'acutezza del suo sguardo e delle sue emozioni.

Il pubblico e i due organizzatori hanno dialogato con la poetessa che ha spiegato molto della sua visione della poesia e della scrittura in generale, pur convinta che non bisogna accanirsi in un eccesso critico, ma che è importante anche godere della lettura della poesia in modo immediato e spontaneo.

Una precisazione anche sul titolo della raccolta “Rime d'amori”. La parola “amori” usata al plurale risulta sibillina, infatti Marilla Favale tratta il tema dell'amore da più punti di vista: quello passionale, quello del ricordo dolce, quello dell'amore per la madre o per un'amica. E' stato sottolineato durante la presentazione la bellezza dei versi dedicati alla potenzialità dell'amore, di cui rimane una traccia lieve e calda, pure se della persona, data la lontananza del tempo, non si ricorda più neanche il volto.

Nello spirito del ciclo di incontri “Quelli che... scrivono” la scrittrice ha anche parlato del suo modo di comporre poesie. Le capita di prendere rapidissimi appunti appena le si presenta un'immagine, o una parola, o un'emozione significativa, ovunque le capiti di trovarsi. Poi passa parecchio tempo prima che la poesia prenda un forma più ampia e definitiva, c'è dietro un lungo lavoro di elaborazione e raffinamento delle parole, insieme al bisogno di prendere le distanze dalla prima sensazione, per lavorarci con maggior distacco.

Sono state lette diverse liriche durante l'incontro, tra le quali “Povera madame”, “Sprazzi di memoria” e “Preghiera”.

Marilla Favale ha avuto anche l'occasione di presentare i suoi lavori pittorici, raccolti in una delicata pubblicazione distribuita ai presenti, dove emerge la capacità dell'autrice di trattare temi legati all'infanzia, alla adolescenza e alle arti a cui è dedicato un ciclo di piacevoli acquerelli.

Nell'ultima parte dell'incontro, che ha visto una partecipazione attenta del pubblico, si è parlato di nuovo della scrittura in generale e la poetessa, in qualità di Presidente della giuria del concorso letterario organizzato da 4 anni da “150strade”, ha raccontato ai presenti del suo amore per la lettura e dei criteri che rendono un racconto più riuscito di un altro.

 

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COMUNICATO STAMPA DEL 4 MAGGIO 2009

Giovedì 30 aprile 2009, nella sala conferenze della Biblioteca “Tersenghi” di Velletri è stato presentato il libro La figlia della rupe, della Ibiskos Editrice Risolo di Maria Lanciotti, scrittrice di Ciampino, residente a Velletri da molti anni.

Si è trattato del secondo incontro del ciclo organizzato dalla Biblioteca stessa in collaborazione con il “Club Letterario 150 strade”  dal titolo “Quelli che...scrivono. Incontri con 5 autori e i loro libri  per dialogare sulle tecniche da loro utilizzate e le fonti d'ispirazione”.

La presentazione del libro è stata condotta da Pasquale Larotonda e da Leonardo Ciocca.

Con questo romanzo Maria Lanciotti opera il tentativo di riconnettersi alle origini, all'ancestrale e agli archetipi realizzando una storia senza luogo e senza tempo dai forti accenti simbolici e dal tono biblico.

Nel testo si contrappongono due luoghi. La rupe, che rappresenta l'inconscio, l'arte, la natura, che può anche essere ostile. La pianura, con il suo villaggio contadino che rappresenta l'armonia con la natura, la razionalità, il conscio ma che è destinata a cercare nella rupe il suo complemento e la sua profonda origine. Tra i tanti personaggi sono due quelli che opereranno in qualche modo la congiunzione tra i due mondi: Reda la figlia di Primo e Maren, proveniente dalla rupe; Alom, l'artista dannato che scappa dal villaggio, alla ricerca di se stesso e delle sue lontane origini.

 Maria Lanciotti nella parte iniziale del dialogo con Pasquale Larotonda e Leonardo Ciocca riguardante le tecniche di scrittura e i suoi “ferri del mestiere”, ha citato una considerazione del prefatore del suo romanzo, Antonio Nicola Franco, secondo il quale nello scrivere “l'uomo progetta e la donna impasta”. Con questo la scrittrice ha inteso sottolineare il suo modo di procedere secondo successive lavorazioni e elaborazioni di materiale narrativo proveniente dal proprio universo emotivo e dal vissuto, piuttosto che  secondo schemi o scalette. L'autrice ha anche portato con se e mostrato al pubblico alcune delle stesure che hanno preceduto la sofferta versione definitiva del testo. Il colloquio con la scrittrice ha inoltre evidenziato il fatto che questo romanzo gli si è rivelato di getto, costringendola anche ad un duro di lavoro di sottrazione per rendere il testo più leggibile. Il romanzo l'ha “costretta” a scrivere, sulla spinta di una vera e propria ossessione nata da un sogno avvenuto nel 1982.

Secondo Maria Lanciotti la scrittura non è tanto un problema di tecnica, di studio teorico, ma un lavoro artigianale che deve nascere da un forte impulso interiore e che deve affinarsi coll'esercizio quotidiano e con il confronto con i propri modelli letterari.

 

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Pasquale Larotonda e il suo mondo letterario

La scrittura della fabbrica e la fabbrica della scrittura

In Biblioteca si è  tenuto il primo incontro del ciclo “Quelli che… scrivono” Per Pasquale Larotonda (nella foto), animatore culturale e autore di vari romanzi, scrivere è un percorso di allontanamento dall’autobiografia, un processo di progressivo distacco che deve mettere l’autore nella condizione di inventare personaggi, situazioni e ambienti staccati da sé. La narrazione non deve essere utilizzata per proiettarci dentro direttamente se stessi, ma per creare un mondo “altro” con cui dialogare. Scrivere non per rispecchiare la realtà in cui si è vissuti o si vive, ma per darsi altre possibilità e per offrirle a chi legge.

E’ questo il cuore dello scrivere secondo Pasquale Larotonda nato a Rionero in Vulture e residente a Velletri da molti anni. La riflessione è emersa nel partecipato colloquio tra l’autore, il sottoscritto e il pubblico che ha completato la presentazione del suo  libro “Visita in fabbrica … con delitto” (edizioni AndreaOppure) avvenuta lunedì 20 aprile alla Biblioteca “Tersenghi” di Velletri. L’incontro, organizzato dalla Biblioteca stessa e dal Club Letterario “150  strade” è il primo di 5 incontri con autori pensati per presentare le loro opere, ma anche per entrare nel loro personale laboratorio di scrittura, per conoscere meglio la genesi di un testo letterario.

Durante l’incontro ho cercato di presentare questo libro come un romanzo generazionale atipico, dove non prevale la nostalgia o il giudizio sugli anni ’70, periodo in cui il protagonista Dedalo Proietti per la maggior parte agisce, ma un testo dove passato e presente dialogano strettamente e dove la dimensione privata, il quotidiano, le sue piccole speranze e le sue incertezze prevalgono sui bagliori del contesto storico, sulla forza evocatrice delle  cronache del tempo. La fabbrica, intesa come una specie di vivace e ormai scomparso microcosmo, è il centro emotivo del romanzo di Pasquale; le donne, invece, diventano il carburante che muove Dedalo, la sua candida instabilità esistenziale, la sua curiosità, la sua immaturità e la sua creatività.

Dedalo sfiora molte delle grandi vicende e i luoghi comuni degli anni ‘70 (movimenti sindacali, terrorismo, il mondo della droga, la ricerca di religioni alternative, la sessualità libera) ma in nessuna si ferma o si identifica più di tanto: è un istintivo, che tocca ogni cosa senza parteciparvi fino in fondo, pronto e, allo stesso tempo, inadeguato a tutto, sedimenta le esperienze senza  cristallizzarle. E’ questo il segreto della sua sopravvivenza e dell’essere uomo del presente e non del passato.

Lo scrittore ha messo a frutto in questo testo le sue conoscenze nate anche dall’aver frequentato corsi di scrittura cinematografica, dove ha anche appreso il fruttuoso utilizzo della tecnica del flash-back e della figura retorica della metonimia. Come ha amato umilmente ricordare lui stesso, il suo scrivere è maturato e si è affinato col tempo, con l’esperienza nata della stesura di altri sette precedenti romanzi, in una graduale conquista dei mezzi del mestiere.

Ne risulta una scrittura agile, imperniata sui dialoghi, su poche ma vivaci descrizioni degli ambienti, sulla capacità di sottrarre, di togliere, invece che di accumulare, sul concentrarsi sui particolari umoristici delle vicende, di smontare la cronologia lineare del racconto e di inventare colpi di scena.

Dagli incontri con gli autori come questo e da quelli che seguiranno speriamo possano scaturire altre riflessioni originali sullo scrivere, sulle motivazioni e sulle tecniche di chi è già dentro la scrittura, considerazioni e consigli che aiutino chi si dedica, o vorrebbe dedicarsi, alla difficile arte di riempire pagine di senso, distillando le parole senza sprecarle.

  Leonardo Ciocca  (Biblioteca “Tersenghi” – Velletri)

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 12 gennaio 2010 )
 
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