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LA LETTURA

Purtroppo la lettura non si insegna nella scuola, a vantaggio del bombardamento quotidiano di immagini e suoni d’ogni tipo, col risultato che molti giovani perdono la passione, il gusto di entrare con la propria personalità, nelle immagini scritte e si accontentano di quel poco che può arrivare ad una prima sommaria lettura.

Eppure le mamme sanno bene quanto sia importante la lettura di una bella favola con tanto di interpretazione e voci dei personaggi; lo stesso interesse potrebbe suscitare una buona lettura ad alta voce ma, per questo, anche senza essere degli attori, è necessario tenere presente alcuni aspetti:

LA PUNTEGGIATURA E LA PAUSA:

già applicando nella lettura ad alta voce le funzioni che svolgono il punto (chiude un periodo e apre un nuovo concetto), la virgola (la pausa più breve di un periodo, è un segno di passaggio), il punto e virgola (una pausa un po’ più lunga, serve per staccare pur mantenendo lo stesso concetto) o i due punti (pausa d’attesa o di spiegazione ulteriore oppure introduce un discorso diretto), si dona maggiore chiarezza e godibilità d’ascolto a qualsiasi brano.

LA PAROLA CHIAVE (appoggiature e accenti):

Basta scegliere una parola della frase e appoggiare intenzionalmente il tono su questa piuttosto che su un’altra, per modificare il senso della frase:

-“STASERA vado a cena dalla nonna” (non ci vado domani, ci vado stasera perché domani non posso);
-“Stasera VADO a cena dalla nonna” (finalmente mi decido e vado a cena dalla nonna);
-“Stasera vado A CENA dalla nonna” (è’ così brava a cucinare oppure non vado a pranzo ma a cena);
-“Stasera vado a cena DALLA NONNA” (la lasciamo sempre sola ma io vado a farle compagnia oppure: può essere dolcissima ma anche una rompiscatole).

Bisogna sempre tenere conto del sottotesto: paroline non scritte che sono il vero significato della frase.

GLI ELEMENTI ESPRESSIVI DELLA VOCE:

l’espressività non è soggetta a regole precise, è intuitiva; abbassare la voce o cambiare tonalità all’interno di un periodo assume un valore espressivo particolare che non è segnalato dalla punteggiatura. Ma quali sono gli elementi espressivi della voce:

- COLORE: è paragonabile a un sentimento. La voce restituisce all’ascoltatore una immagine sonora riflessa di uno stato d’animo. Es.: “C’è chi non agisce e pensa” – Si può dire in maniera riprovevole o conciliante oppure accusatorio o noncurante. Le coloriture possono essere: Affettuoso, bonario, scherzoso, drammatico, solenne, grave, afflitto, lacrimoso, implorante, umile, minaccioso, fiero, ironico, cordiale, amoroso, sincero malizioso, accondiscendente, romantico, narrativo, indifferente, aggressivo, violento, volgare, triste, affermativo, ansioso, conclusivo, esplicativo, sensuale.

- TONO: è un elemento misurabile; come per i tasti di un pianoforte può andare dalla nota più bassa a quella più acuta, fino al grido, allo strillo, nei limiti delle possibilità umane che per il canto è due ottave e per il semplice parlare è un’ottava e mezza. Aggiunge espressione alla lettura e, in misura equilibrata secondo il nostro senso estetico, evita la monotonia o il monocorde.

- VOLUME: Dipende dall’impiego di fiato che determina l’ampiezza dell’onda sonora emessa. Quanto più si impiega il fiato, tanto maggiore sarà il volume; smorzando, invece, questa potenza espulsiva, diminuiremo di conseguenza il volume. Quindi il volume sarà più debole su un punto intimo e delicato del discorso e forte, fino a parole e sillabe scagliate come strali, nel caso di un passo aggressivo. Può essere modestissimo – medio – fortissimo. Sempre con un certo equilibrio.

- TEMPO: E’ la maggiore o minore velocità con cui leggiamo, affidato alla sensibilità individuale, paragonabile alla buona esecuzione di un pezzo musicale. Le variazioni del tempo non stridono mai fra loro ma compongono un tutto armonico che suscitano emozioni e reazioni diverse nell’ascoltatore. Le variazioni di tempo possono essere: lentissimo – lento – adagio – mosso – veloce.

- RITMO: E’ dato dal succedersi degli accenti di frase. La differenza tra una lettura con il pensiero ed una ad alta voce o un discorso improvvisato sta nel diverso rapporto tra l’oratore e il testo. Nel primo caso una virgola sarà sempre una virgola, così come un punto; nel rivolgersi ad un pubblico, invece, questa potrebbe avere una sospensione più lunga e il punto potrebbe addirittura essere ignorato. Il ritmo può essere piano – incalzante – tormentato. Col ritmo si possono sconvolgere le leggi sintattiche di punteggiatura. Cambiando spesso ritmo all’interno delle frasi, l’uditorio troverà più piacevole ciò che gli viene proposto. In doppiaggio si usano due segni per la pausa: “/” per la pausa corta e “//” per la pausa lunga; si possono usare anche frecce corte o lunghe per indicare un rallentamento o una accelerazione o segnare delle legature tra le parole.

- MORDENTE: Esprime il grado di manifestazione globale dell’articolazione e dipende dalla muscolatura dell’apparato fonatorio. Combatte la monotonia nella lettura. Il mordente rappresenta l’insieme delle vibrazioni, contrazioni e fremiti della nostra voce che trasmette emozioni e affetti. Si perviene al mordente con una grande concentrazione sul testo da leggere ed una cosciente spersonalizzazione nei confronti o a favore del suo autore. Si può avere una scala da 1 a 10 a partire dalla contrazione più modesta fino ad arrivare alla più forte dell’apparato fonatorio.

Comunque esistono molti modi di leggere o interpretare, quante sono le capacità espressive umane, subordinate naturalmente all’autore che ne predispone la costruzione e ne indica i salienti significati.

Per evitare di ammattire inutilmente con tutte queste indicazioni possiamo suggerire, nell’accingerci alla lettura di un brano, di seguire i seguenti passi:

1. Leggiamo il primo periodo curando unicamente la messa a fuoco del colore a prescindere dagli altri valori. Dopo avere la certezza di aver distribuito nelle parole lette il colore, si passa al tono;
2. Quindi con il rispetto di tutte le variazioni di tono, mantenendo il colore già fissato;
3. Distribuiamo il volume senza perdere di vista tono e colore;
4. Ora Il tempo mantenendo volumi, tono e colore;
5. Quindi il ritmo non perdendo i valori precedenti;
6. Infine il mordente rispettando tutti i valori considerati.

Proviamo a leggere un brano dall’Uomo dal fiore in bocca (Luigi Pirandello) concentrandoci sulla scala del mordente (articolazione della muscolatura dell’apparato fonatorio) ma tenendo presente, per quanto possibile, anche gli altri elementi espressivi:

“A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perché, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro…lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco…cavare la rivoltella e ammazzare
uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno…
no no, non tema, caro signore: io scherzo!
me ne vado.
ammazzerei me, se mai…
ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche…Come le mangia lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo…
come due labbra succhiose…Ah che delizia!”

Pasquale Larotonda
e-mail: p.larotonda@tiscali.it


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