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CONCORSO 2012
Scritto da 150 Strade   
giovedì 26 febbraio 2009

ECCO I NUOVI RACCONTI:

http://www.150strade.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=25&Itemid=39

Comunicato stampa chiusura corso il 19 aprile 2012 il Corso di lettura a Villa Bernabei:

http://www.150strade.org/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=525&Itemid=39

http://www.150strade.org/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=523&Itemid=39 

Leggi l'articolo di Cristina Borri:

http://www.150strade.org/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=504&Itemid=39 

ECCO IL NUOVO TEMA DEL 2012:

“Non ci resta che ridere”

(Racconti umoristici) 

Monologhi, dialoghi e scenette teatrali divertenti, racconti umoristici, ironici, satirici, paradossali e comici.

Mettetevi alla prova con un tema difficilissimo: far ridere. E ispiratevi a grandi autori come Benni, Wodehouse, Woody Allen, Campanile, Amurri e Verde, Marcello Marchesi, Luciano De Crescenzo, Raymond Queneau, Checov, Buzzati, Guareschi, Camilleri,  etc … etc. Approfittate dell'occasione per andarvi a leggere quello che hanno scritto sull'argomento grandi autori come Pirandello e Dario Fo.

Come sempre i racconti vincitori verranno letti durante la serata di premiazione. La copertina del libro sarà realizzata dal vignettista Roberto Mangosi che forse illustrerà anche qualcuno dei racconti vincitori. Il concorso è gratuito e limite massimo di scrittura 4 cartelle.

La scadenza è il 31 maggio 2012. Buon lavoro! - E non dimenticate il saggio di Henri Bergson "Il Riso" di cui alcuni punti essenziali su www.150strade.org - scrivete a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

                                                                                       Una foto d'epoca:

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 Alcune note sull’umorismo e la comicità (da Henri  Bergson)  

 Non c’è comicità al di fuori di ciò che è propriamente umano. Si ride di un animale se ha un atteggiamento o un’espressione umana. Si ride di un cappello se ha uno stampo particolare conferito dagli uomini. Il riso di uno spettatore a teatro è tanto più vivace quanto  più  è piena la sala.

Un uomo corre sulla via, inciampa e cade; per mancanza di agilità, per un effetto di rigidità e per la velocità acquisita. I muscoli hanno movimenti involontari quando era richiesta più attenzione. E’ di questo che ridono i passanti. La distrazione e la rigidità sono alla base del comico.

La rigidità dell’idea fissa di Don Chisciotte .

Ad ogni rigidità, considerata una eccentricità, la società risponde con il gesto sociale del riso. In una fisionomia ci fa ridere l’automatismo, una piega contratta e mantenuta, la caricatura che coglie un movimento impercettibile, ingrandendolo per renderlo visibile a tutti.  La curvatura del naso, la forma di un orecchio, un mento stretto, una guancia gonfia fino alla smorfia. I gesti e i movimenti sono ridicoli quando ci fanno pensare ad un semplice meccanismo, insomma una marionetta.

 

 Imitare qualcuno significa scoprire la parte di automatismo che egli ha lasciato penetrare nella sua persona. Un abito può essere ridicolo, un uomo mascherato è comico ma lo è anche un animale tosato a metà.

 Le cerimonie  e i cerimoniali possono essere comici. Non appena dimentichiamo il carattere grave di una cerimonia, coloro che vi prendono parte ci fanno l’effetto di muoversi come marionette.

 Uno schema meccanico: un ospite entra precipitosamente in un salotto, spinge una signora che rovescia la sua tazza di tè su un vecchio signore, il quale scivola e finisce contro un vetro che cade sulla testa di un agente il quale mobilita tutta la polizia…   Effetto palla di neve.

L’automatismo esprime una imperfezione individuale che richiede una immediata correzione: il riso è questa correzione. La ripetizione ossessiva di eventi, incontri, provocano il riso.

 

 L’inversione dei ruoli: l’imputato che fa la ramanzina al giudice, il bambino dà lezioni ai genitori.

 

Il fraintendimento dei personaggi. Il qui pro quo.

 

 Anche nel linguaggio possiamo trovare un certo schema di rigidità o assurdità:

      “Questa sciabola è il più bel giorno della mia vita”-  

       “Non amo lavorare tra un pasto e l’altro”

Ripetizione, inversione, interferenza:    

 Dom.: “Perché gettate le vostre cicche sul mio terrazzo?”   Risp.: “Perché mettete il vostro terrazzo sotto le mie cicche?”

Trasposizione:  

 Si fa ripetere, per esempio, dai domestici, con un linguaggio meno nobile, una scena recitata dai padroni.

 Oppure trasposizione da linguaggio solenne ad un linguaggio triviale.

L’umorismo è il contrario dell’ironia: sono ambedue forme di satira ma, mentre l’ironia è di natura oratoria, una sorta di eloquenza sotto pressione, l’umorismo è più scientifico, scende sempre più in basso nel male già esistente, per rivelarne le particolarità con la più fredda indifferenza.

Ci sono stati d’animo che ci commuovono non appena ne veniamo a conoscenza. Il riso è incompatibile con l’emozione. Un’emozione è drammatica, comunicativa, quando tutte le armoniche appaiono insieme alla nota fondamentale. Al contrario, nell’emozione che ci lascia indifferenti e che diventerà comica, c’è una rigidità che le impedisce di entrare in relazione con il resto dell’anima in cui risiede.

 Tale rigidità si può esprimere con movimenti da marionetta e provocare il riso.

Rigidità, automatismo, distrazione, insocievolezza. Di tutto questo è fatta la comicità di carattere.

Se un personaggio è comico, vuol dire che esiste un aspetto della sua persona che esso ignora, un lato attraverso cui si nasconde a se stesso.

Obiettivo della commedia è dipingere dei caratteri, dei tipi generali.

Già dai titoli si annunciano i tipi: l’Avaro, Il Giocatore, Il Distratto, Le Donne Saccenti, Le Preziose Ridicole.

 

 La differenza tra la tragedia e la commedia: l’una è legata a individui e l’altra a generi. La visione dl profondo e di certi stati d’animo e certi conflitti interiori non può venire dal di fuori perché le anime non sono penetrabili le une alle altre. Percepiamo solo dei segni e li confrontiamo con ciò che noi stessi abbiamo provato.

 

 Nella commedia invece l’osservazione è esteriore, l’autore non cercherà in se stesso gli aspetti ridicoli ma gli basterà osservare la vita degli uomini e i loro caratteri.  Il riso è in primo luogo una correzione: fatto per umiliare, suscita nella persona che ne è l’oggetto un’impressione spiacevole.

 

Il Riso è semplicemente l’effetto di un meccanismo che la natura o una lunghissima abitudine alla vita sociale  hanno istallato in noi, e si mette in moto da solo.       

 

                                                                                          siti amici:

www.ilfattoalimentare.it

http://blindsight.eu/

Ultimo aggiornamento ( martedì 24 aprile 2012 )
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